Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
Gesù, venendo nel mondo, aveva come scopo ultimo della sua vita la salvezza dell’umanità. Per questo, oltre che preoccuparsi di operare la salvezza degli uomini per mezzo della sua passione, morte e risurrezione, provvide a far giungere la salvezza a tutti i popoli della terra per mezzo dell’opera della Chiesa. A tale scopo, fin dall’inizio della sua vita pubblica, si scelse dei discepoli perché stessero con lui, perché, vivendo con lui, seguendo i suoi esempi e le sue istruzioni, fossero formati per diventare suoi testimoni qualificati tra le genti. Gesù li formò innanzitutto alla sottomissione alla volontà del Padre, cioè all’amore della croce e allo svuotamento di se stessi (Mt 16,24-25) e li consacrò alla salvezza delle anime (Gv 17,18-20). Apparendo ai suoi apostoli, dopo la sua risurrezione, Gesù completò la formazione e l’insegnamento dato ai suoi discepoli; rivelando loro la verità del Vangelo, dette una pratica dimostrazione della realtà della vita eterna. Aprì in tal modo le loro menti alla comprensione delle Scritture e dei suoi insegnamenti, per renderli suoi testimoni autentici (cf. At 2,21-22), perché per mezzo loro la sua salvezza arrivasse a tutti gli uomini. Ogni cristiano oggi è chiamato a diventare un testimone autentico di Gesù, rivivendo in se stesso il mistero pasquale. La sua formazione cristiana è completa quando la sua vita si apre generosamente all’opera di evangelizzazione e di salvezza dei fratelli.
Testimoni del risorto
«Chi è il testimone?» si chiede papa Francesco. «È uno che ha visto, che ricorda e racconta. Ha visto, con occhio oggettivo, una realtà, e si è lasciato coinvolgere dall’evento. Per questo ricorda, perché quei fatti gli hanno parlato e lui ne ha colto il senso profondo. Allora il testimone racconta, non in maniera fredda e distaccata, ma come uno che si è lasciato mettere in questione, e da quel giorno ha cambiato vita».
"Con le mani in pasta", la bellezza del fare
Reale, quando il rock incontra la musica cristiana
La festa della Divina Misericordia
Luci ed ombre della legge sul testamento biologico
Lettera di Gesù
Io sono al tuo fianco,
senza spingere né tirare,
nel posto in cui ti puoi appoggiare quando perdi l’equilibrio.
Di fianco, per dirti all’orecchio che ti voglio bene,
per non perderti di vista neanche quando ti allontani.
Di fianco, per non oscurare la tua luce,
per non coprire la strada che vuoi fare,
per sollevarti se ti chiudi nei pensieri….
E non occorre che allunghi la mano per cercare la mia,
non l’ho mai mollata.
E non occorre che allunghi la mano per cercare la tua,
è sempre stata nella mia.
Abbi fede… Io ti amo.
Gesù
In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».
Gesù, venendo nel mondo, aveva come scopo ultimo della sua vita la salvezza dell’umanità. Per questo, oltre che preoccuparsi di operare la salvezza degli uomini per mezzo della sua passione, morte e risurrezione, provvide a far giungere la salvezza a tutti i popoli della terra per mezzo dell’opera della Chiesa. A tale scopo, fin dall’inizio della sua vita pubblica, si scelse dei discepoli perché stessero con lui, perché, vivendo con lui, seguendo i suoi esempi e le sue istruzioni, fossero formati per diventare suoi testimoni qualificati tra le genti. Gesù li formò innanzitutto alla sottomissione alla volontà del Padre, cioè all’amore della croce e allo svuotamento di se stessi (Mt 16,24-25) e li consacrò alla salvezza delle anime (Gv 17,18-20). Apparendo ai suoi apostoli, dopo la sua risurrezione, Gesù completò la formazione e l’insegnamento dato ai suoi discepoli; rivelando loro la verità del Vangelo, dette una pratica dimostrazione della realtà della vita eterna. Aprì in tal modo le loro menti alla comprensione delle Scritture e dei suoi insegnamenti, per renderli suoi testimoni autentici (cf. At 2,21-22), perché per mezzo loro la sua salvezza arrivasse a tutti gli uomini. Ogni cristiano oggi è chiamato a diventare un testimone autentico di Gesù, rivivendo in se stesso il mistero pasquale. La sua formazione cristiana è completa quando la sua vita si apre generosamente all’opera di evangelizzazione e di salvezza dei fratelli.
Testimoni del risorto
Nelle letture bibliche della liturgia di oggi risuona per due volte la
parola “testimoni”. La prima volta è sulle labbra di Pietro: «Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio
l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni». La seconda volta è sulle
labbra di Gesù risorto: la sera di Pasqua apre la mente dei discepoli alla sua
risurrezione e dice loro: «Di questo voi siete testimoni».
Gli Apostoli, che videro con i propri occhi il Cristo risorto, non
potevano tacere la loro straordinaria esperienza. E la Chiesa ha il compito di
prolungare nel tempo questa missione, attraverso ogni battezzato che ribadisce
che Gesù è vivo. «Chi è il testimone?» si chiede papa Francesco. «È uno che ha visto, che ricorda e racconta. Ha visto, con occhio oggettivo, una realtà, e si è lasciato coinvolgere dall’evento. Per questo ricorda, perché quei fatti gli hanno parlato e lui ne ha colto il senso profondo. Allora il testimone racconta, non in maniera fredda e distaccata, ma come uno che si è lasciato mettere in questione, e da quel giorno ha cambiato vita».
La testimonianza cristiana è l’incontro con una
persona, Cristo risorto e vivo tra noi, narrato da chi ha fatto esperienza
personale di Lui nel cammino ecclesiale, alla luce della parola di Dio. E
diventa «tanto più credibile quando traspare un modo di vivere evangelico:
gioioso, coraggioso, mite, pacifico, misericordioso». Se ci guardiamo intorno,
è proprio così.
TU STAI ALLA MIA PORTA
Ma se io, Signore,
tendo l'orecchio ed imparo a discernere i segni dei tempi,
distintamente odo i segnali
della tua rassicurante presenza alla mia porta.
E quando ti apro e ti accolgo come ospite gradito della mia casa
il tempo che passiamo insieme mi rinfranca.
Alla tua mensa divido con te il pane della tenerezza e della forza,
il vino della letizia e del sacrificio,
la parola di sapienza e della promessa,
la preghiera del ringraziamento e dell'abbandono nelle mani del Padre.
E ritorno alla fatica del vivere con indistruttibile pace.
Il tempo che è passato con te, sia che mangiamo sia che beviamo,
è sottratto alla morte.
Adesso, anche se è lei a bussare, io so che sarai tu ad entrare;
il tempo della morte è finito.
Abbiamo tutto il tempo che vogliamo per esplorare danzando
le iridescenti tracce della Sapienza dei mondi.
E infiniti sguardi d'intesa per assaporarne la Bellezza.
(Card. Carlo Maria Martini)
TU STAI ALLA MIA PORTA
Ma se io, Signore,
tendo l'orecchio ed imparo a discernere i segni dei tempi,
distintamente odo i segnali
della tua rassicurante presenza alla mia porta.
E quando ti apro e ti accolgo come ospite gradito della mia casa
il tempo che passiamo insieme mi rinfranca.
Alla tua mensa divido con te il pane della tenerezza e della forza,
il vino della letizia e del sacrificio,
la parola di sapienza e della promessa,
la preghiera del ringraziamento e dell'abbandono nelle mani del Padre.
E ritorno alla fatica del vivere con indistruttibile pace.
Il tempo che è passato con te, sia che mangiamo sia che beviamo,
è sottratto alla morte.
Adesso, anche se è lei a bussare, io so che sarai tu ad entrare;
il tempo della morte è finito.
Abbiamo tutto il tempo che vogliamo per esplorare danzando
le iridescenti tracce della Sapienza dei mondi.
E infiniti sguardi d'intesa per assaporarne la Bellezza.
(Card. Carlo Maria Martini)
Su
Telepace Trento (canale 601)
Sabato 14/04/18 ore 13.30 e ore 20.35
Domenica
15/04/18 ore 13.30 e ore 20.35
Reale, quando il rock incontra la musica cristiana
La festa della Divina Misericordia
Luci ed ombre della legge sul testamento biologico
Lettera di Gesù
Se ti volti
non mi vedi.
Neanche
avanti non mi vedi.Io sono al tuo fianco,
senza spingere né tirare,
nel posto in cui ti puoi appoggiare quando perdi l’equilibrio.
Di fianco, per dirti all’orecchio che ti voglio bene,
per non perderti di vista neanche quando ti allontani.
Di fianco, per non oscurare la tua luce,
per non coprire la strada che vuoi fare,
per sollevarti se ti chiudi nei pensieri….
E non occorre che allunghi la mano per cercare la mia,
non l’ho mai mollata.
E non occorre che allunghi la mano per cercare la tua,
è sempre stata nella mia.
Abbi fede… Io ti amo.