giovedì 31 maggio 2018

CORPUS DOMINI

Dal Vangelo secondo Marco

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

Gesù ci ha promesso di stare con noi fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Egli ha mantenuto la sua parola in molti modi. Egli è con noi nella sua parola, che è sempre una parola viva e santa, che conduce al Padre chi ad essa si affida. Egli è presente, ancora di più, nel sacramento del suo corpo e del suo sangue. E ciò merita certo una festa. Questo sacramento ci colma, innanzi tutto perché fa arrivare fino a noi l’“incarnazione” del Verbo divino: Dio continua a venire per restare. Non ci abbandonerà più. In secondo luogo, questo sacramento ci nutre: alimenta in noi quella vita divina che è la nostra vera vita, poiché è eterna. Questo sacramento, infine, ci fa vedere, sotto forma di pane e di vino, colui che gli apostoli hanno visto, ma, proprio come Gesù di Nazaret non era visto da tutti come il Messia, il sacramento del suo corpo e del suo sangue non convince tutti. Per chi si ferma alle apparenze, tale sacramento non costituisce una prova, poiché ciò che si vede non basta. Infatti si vede solo ciò che si lascia vedere. Per il credente invece, cioè per chi si lascia raggiungere dall’amore di Dio, questo sacramento è il più grande fra i segni, il segno che mette in comunione con Gesù stesso. Il credente è da esso trasfigurato, il suo peccato è purificato, grazie ad esso pregusta il banchetto promesso: quello delle nozze del Figlio.

Il Corpo e il Sangue di Cristo

La liturgia ci propone oggi di celebrare la solennità del Corpo e del Sangue di Cristo. Il Vangelo ci racconta il momento cruciale dell’istituzione dell’Eucaristia. La sua vita è giunta al termine, e decide di sintetizzarla in un gesto che ne confermi il senso: l’offerta di se stesso all'umanità. Così, nell'ultima cena con i suoi amici, «assegna al pane una funzione che non è più quella di semplice nutrimento fisico, ma quella di rendere presente la sua Persona in mezzo alla comunità dei credenti» (papa Francesco).
Oggi - ricorda il papa - «non basta affermare che nell’Eucaristia è presente Gesù», ma occorre prendere parte alla sua vita donata.
«Quando prendiamo e mangiamo quel Pane, noi veniamo associati alla vita di Gesù, entriamo in comunione con Lui e ci impegniamo a realizzare la comunione tra di noi, a trasformare la nostra vita in dono, soprattutto ai più poveri. Il Cristo, che ci nutre sotto le specie consacrate del pane e del vino, è lo stesso che ci viene incontro negli avvenimenti quotidiani; è nel povero che tende la mano, è nel sofferente che implora aiuto, è nel fratello che domanda la nostra disponibilità e aspetta la nostra accoglienza. È nel bambino che non sa niente di Gesù, della salvezza, che non ha la fede. È in ogni essere umano, anche il più piccolo e indifeso». Cerchiamo di riconoscerlo sempre, là dove ci ha detto di essere.



PREGHIERA 

DEL XXVI CONGRESSO 

EUCARISTICO NAZIONALE


O Dio, Padre buono,
con viscere di misericordia
sempre ti chini su di noi piccoli e poveri,
viandanti sulle strade del mondo,
e ci doni, in Cristo tuo Figlio
nato dalla Vergine Maria,
la Parola che è lampada ai nostri passi
e il Pane che ci fortifica lungo il cammino della vita.

Ti preghiamo:
fa' che, nutriti al convito eucaristico,
trasformati e sospinti dall'Amore,
andiamo incontro a tutti
con cuore libero e sguardo fiducioso
perché coloro che ti cercano
possano trovare una porta aperta,
una casa ospitale, una parola di speranza.

Fa' che possiamo gustare
la gioia di vivere gli uni accanto agli altri
nel vincolo della carità e nella dolcezza della pace.

Desiderosi di essere da te accolti
al banchetto del tuo Regno di eterno splendore,
donaci la gioia di avanzare nel cammino della fede,
uniti in Cristo, nostro amato Salvatore.
Amen.

Su Telepace Trento (canale 601)

Sabato 02/06/18 ore 13.30 e ore 20.35
Domenica 03/06/18 ore 13.30 e ore 20.35
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Sulle tracce dei segreti di Tridentum

Solitudini

Solitudine del vecchio che non ha più nessuno. Solitudine del bambino parcheggiato per ore davanti al televisore. Solitudine della donna, abbandonata dal maschio attratto da un'altra. Solitudine del personaggio famoso, adulato, temuto, ma non amato, come fredda statua sul piedistallo. Solitudine del prete, incompreso nelle sue scelte controcorrente. Solitudine della suora che ama e prega, ma la gente non capisce né il suo amore verginale né la sua preghiera. Solitudine del vagabondo che deve procurarsi un cane, perché ci sia almeno una bestia che lo ami. Solitudine del carcerato, del malato, del disoccupato, dello straniero. Il mondo è pieno di solitudini.
Le sconfitte possono essere più preziose delle vittorie