martedì 22 maggio 2018

SANTISSIMA TRINITA'

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Il Nuovo Testamento fonda l’universalità della missione nello speciale rapporto che Gesù risorto ha con ogni uomo. 
Il Vangelo dev’essere annunciato a ogni uomo, perché Gesù è la verità dell’uomo, ha ricevuto dal Padre ogni potere in cielo e in terra, perché ha fatto la volontà del Padre fino alla morte aprendo così per ogni uomo la via verso la pienezza della vita. Di qui le caratteristiche della missione: 
- la forza che l’anima è lo Spirito Santo che da Gesù risorto viene promesso e trasmesso ai discepoli, come principio della vita nuova, che deve essere annunciata e comunicata a ogni uomo; 
- il contenuto della missione è la sequela di Cristo, l’obbedienza al Vangelo, l’osservanza dei comandi di Gesù, l’adesione battesimale alla vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, il distacco dalla vita incredula, implorando e accogliendo la remissione dei peccati; 
- la speranza che sostiene i missionari nelle fatiche e nelle difficoltà è la certezza che Gesù è sempre con loro sino alla fine del mondo (da Partenza da Emmaus, in “Rivista Diocesana Milanese”, sett. 1983, 814-815). 


Trinità, il Dio cristiano

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Così siamo stati battezzati e siamo entrati nella Chiesa cristiana, quella che ritiene che Dio si sia rivelato (=mostrato) attraverso Gesù di Nazaret.
Forse oggi il dibattito su Dio interessa a poche persone. Eppure tutte, in realtà, vivono alla maniera del proprio dio: sia esso il benessere, l’egocentrismo, l’adrenalina, l’apparenza... o il dovere, la paura, l'altruismo. Ecco perché è importante ricordarci qual è il modo di essere del Dio presentato da Gesù Cristo.
Come possa essere uno in tre persone, è un mistero. Ma non ci è difficile pensare che tre fili colorati e distinti, tessuti insieme, formano un’unica stoffa, che rende compiuti e funzionali i singoli che la compongono; come è impareggiabile l’armonia composta da tre strumenti diversi che suonano uno stesso spartito.
Questo è il punto: il nostro Dio è relazione, e ci indica come la vita necessita di relazione per crescere; il nostro Dio è plurale, e ci mostra come la molteplicità sia una ricchezza; il nostro Dio è amore, e ci indica che la vita si riempie con l’amore.
Ogni distinzione diventa imprecisa: il Padre è il creatore, ma il suo Spirito aleggiava sulle acque; il Figlio è stato fisicamente presente nella storia, ma era ed è presso il Padre; lo Spirito è la presenza di Dio nel tempo della Chiesa, ma ciò non significa che Padre e Figlio non ci siano accanto quotidianamente. Ogni volta che viviamo dentro e fuori di noi, unità anziché divisione, riconoscenza e speranza anziché pessimismo e rimpianto, Dio è qui, con noi.




TRINITÀ CHE ASPIRI, RESPIRI, ISPIRI 


O meraviglia, 
vedere e intendere le tre Divine Persone 
che influiscono l'una nell'altra in modo indicibile: 
il Padre nel Figlio, e il Figlio nel Padre; 
il Padre e il Figlio nello Spirito, 
e lo Spirito nel Padre e nel Figlio. 
Mandano poi i propri influssi divini 
a tutti i santi del Paradiso, 
e i Santi rifluiscono in loro, 
con lode e ringraziamento, 
magnificando e benedicendo incessantemente 
la divina Trinità. 
E influiscono in tutte le creature 
che sono quaggiù nel mondo, 
affinché si dispongano in modo 
che Dio si possa compiacere in loro. 
Il Padre, che aspira alla nostra salvezza, 
la desidera, la brama, la cerca con forza; 
il Figlio, che respira riposandosi in noi 
e rendendoci graditi a Dio; 
lo Spirito, che ispira illuminandoci 
perché possiamo camminare di virtù in virtù, 
e rendendoci a mano a mano 
più grati e accetti a Dio.
(Santa Maria Maddalena de' Pazzi) 

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VANGELO VIVO
«Il ragazzo era un rom croato. Aveva solo un nome: Drago Jovanovic. E nient'altro. Niente documenti, niente genitori. Apolide e nessuno. Diceva di essere nato a Torino, ma nulla si sapeva della sua famiglia. Noi lo accogliemmo nella nostra comunità e cercammo in tutti i modi di dargli un'identità legale. Caso disperato, niente da fare. Ogni nostra iniziativa venne respinta. Quel ragazzo non esisteva o era come fosse morto. E in più, dovevano espellerlo. Dopo tanti tentativi, presi la decisione: lo adotto io. Drago Jovanovic è diventato mio figlio. Oggi si chiama Valentino Rigoldi, ha i documenti, ha trovato lavoro. Dopo essere diventato padre, spero prima o poi di essere nonno» (don Gino Rigoldi).