Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».
Il tempo della croce
«In un locale della sacrestia del duomo vecchio di Molfetta è riposto un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, vi ha apposto un cartoncino con una scritta a me parsa provvidenzialmente ispirata: “Collocazione provvisoria”. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce: la mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la sua provvisorietà. C’è una frase immensa che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fine alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura della Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono come due paletti invalicabili il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota! Al di fuori di quello’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio allora, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. C’è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra un assurdo. Coraggio, fratello. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga» (mons. Tonino Bello).
PER TUTTE LE CROCI DEL MONDO
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
Con la tua croce hai riscattato il dolore di ogni persona.
Hai conosciuto la croce dell’ingiusta condanna:
ora puoi comprendere
gli innocenti che patiscono per le follie della scelte altrui.
Hai conosciuto la croce dello scherno e del pregiudizio:
ora puoi comprendere
le vittime della maldicenza e delle bugie.
Hai conosciuto la croce della fatica:
ora puoi comprendere
coloro per cui la vita è un peso.
Hai conosciuto la croce della debilitazione fisica:
ora puoi comprendere
chi è infermo e impotente, su una carrozzella o in un letto.
Hai conosciuto la croce dell’umiliazione e del rifiuto:
ora puoi comprendere
chi non viene accolto nella sua diversità.
Hai conosciuto la croce dell’abbandono:
ora puoi comprendere
chi si sente solo, trascurato, in lutto.
Hai conosciuto la croce di chi resta senza nulla:
ora puoi comprendere
la povertà, l’indigenza, la fame.
Hai conosciuto la croce del silenzio di Dio:
ora puoi comprendere
chi non ha mai percepito la sua vicinanza.
Ti benediciamo, Cristo, e ti adoriamo.
Tu sai ascoltare ogni dolore del mondo,
ci abbracci con forza e ci consoli,
perché nei tuoi occhi
leggiamo la certezza della risurrezione.
Festeggiamo oggi l’entrata messianica di Gesù a Gerusalemme; in ricordo del suo trionfo, benediciamo le palme e leggiamo il racconto della sua passione e della sua morte. È il profeta Isaia con il suo terzo cantico sul servo sofferente di Iahvè che ci prepara ad ascoltare questo passo del Vangelo.
La sofferenza fa parte della missione del servo. Essa fa anche parte della nostra missione di cristiani. Non può esistere un servo coerente di Gesù se non con il suo fardello, come ci ricorda il salmo di oggi.
Ma nella sofferenza risiede la vittoria. “Egli spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce”. E, come il suono trionfale di una fanfara, risuonano le parole che richiamano l’antico inno cristiano sulla kenosi citato da san Paolo: “Per questo Dio l’ha esaltato al di sopra di tutto”. L’intera gloria del servo di Iahvè è nello spogliarsi completamente, nell’abbassarsi, nel servire come uno schiavo, fino alla morte. La parola essenziale è: “Per questo”. L’elevazione divina di Cristo è nel suo abbassarsi, nel suo servire, nella sua solidarietà con noi, in particolare con i più deboli e i più provati.
Poiché la divinità è l’amore. E l’amore si è manifestato con più forza proprio sulla croce, sulla croce dalla quale è scaturito il grido di fiducia filiale nel Padre.
“Dopo queste parole egli rese lo spirito”, e noi ci inginocchiamo - secondo la liturgia della messa - e ci immergiamo nella preghiera o nella meditazione. Questo istante di silenzio totale è essenziale, indispensabile a ciascuno di noi. Che cosa dirò al Crocifisso? A me stesso? Al Padre?
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 19/03/16 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 20/03/16 ore 13.15 e ore 20.45
Lunedì 21/03/16 ore 10. 35
Martedì 22/03/16 ore 17. 10
Tre anni con Papa Francesco
A Romeno, una Via Crucis per ricordare le vittime di Auschwitz
La musica di don Refatti per la 43a Pasqua Musicale Arcense
In Val di Non "la Passione di Cristo narrata da Sua Madre"
In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».
Il tempo della croce
«In un locale della sacrestia del duomo vecchio di Molfetta è riposto un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, vi ha apposto un cartoncino con una scritta a me parsa provvidenzialmente ispirata: “Collocazione provvisoria”. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce: la mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la sua provvisorietà. C’è una frase immensa che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fine alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura della Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono come due paletti invalicabili il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota! Al di fuori di quello’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio allora, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. C’è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra un assurdo. Coraggio, fratello. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga» (mons. Tonino Bello).
PER TUTTE LE CROCI DEL MONDO
Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.
Con la tua croce hai riscattato il dolore di ogni persona.
Hai conosciuto la croce dell’ingiusta condanna:
ora puoi comprendere
gli innocenti che patiscono per le follie della scelte altrui.
Hai conosciuto la croce dello scherno e del pregiudizio:
ora puoi comprendere
le vittime della maldicenza e delle bugie.
Hai conosciuto la croce della fatica:
ora puoi comprendere
coloro per cui la vita è un peso.
Hai conosciuto la croce della debilitazione fisica:
ora puoi comprendere
chi è infermo e impotente, su una carrozzella o in un letto.
Hai conosciuto la croce dell’umiliazione e del rifiuto:
ora puoi comprendere
chi non viene accolto nella sua diversità.
Hai conosciuto la croce dell’abbandono:
ora puoi comprendere
chi si sente solo, trascurato, in lutto.
Hai conosciuto la croce di chi resta senza nulla:
ora puoi comprendere
la povertà, l’indigenza, la fame.
Hai conosciuto la croce del silenzio di Dio:
ora puoi comprendere
chi non ha mai percepito la sua vicinanza.
Ti benediciamo, Cristo, e ti adoriamo.
Tu sai ascoltare ogni dolore del mondo,
ci abbracci con forza e ci consoli,
perché nei tuoi occhi
leggiamo la certezza della risurrezione.
Festeggiamo oggi l’entrata messianica di Gesù a Gerusalemme; in ricordo del suo trionfo, benediciamo le palme e leggiamo il racconto della sua passione e della sua morte. È il profeta Isaia con il suo terzo cantico sul servo sofferente di Iahvè che ci prepara ad ascoltare questo passo del Vangelo.
La sofferenza fa parte della missione del servo. Essa fa anche parte della nostra missione di cristiani. Non può esistere un servo coerente di Gesù se non con il suo fardello, come ci ricorda il salmo di oggi.
Ma nella sofferenza risiede la vittoria. “Egli spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce”. E, come il suono trionfale di una fanfara, risuonano le parole che richiamano l’antico inno cristiano sulla kenosi citato da san Paolo: “Per questo Dio l’ha esaltato al di sopra di tutto”. L’intera gloria del servo di Iahvè è nello spogliarsi completamente, nell’abbassarsi, nel servire come uno schiavo, fino alla morte. La parola essenziale è: “Per questo”. L’elevazione divina di Cristo è nel suo abbassarsi, nel suo servire, nella sua solidarietà con noi, in particolare con i più deboli e i più provati.
Poiché la divinità è l’amore. E l’amore si è manifestato con più forza proprio sulla croce, sulla croce dalla quale è scaturito il grido di fiducia filiale nel Padre.
“Dopo queste parole egli rese lo spirito”, e noi ci inginocchiamo - secondo la liturgia della messa - e ci immergiamo nella preghiera o nella meditazione. Questo istante di silenzio totale è essenziale, indispensabile a ciascuno di noi. Che cosa dirò al Crocifisso? A me stesso? Al Padre?
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 19/03/16 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 20/03/16 ore 13.15 e ore 20.45
Lunedì 21/03/16 ore 10. 35
Martedì 22/03/16 ore 17. 10
Tre anni con Papa Francesco
A Romeno, una Via Crucis per ricordare le vittime di Auschwitz
La musica di don Refatti per la 43a Pasqua Musicale Arcense
In Val di Non "la Passione di Cristo narrata da Sua Madre"