lunedì 3 ottobre 2016

XXVIII DOMENICA C DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Luca

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».


“La tua fede ti ha salvato”. Il lebbroso samaritano, il solo straniero nel gruppo che è andato incontro a Gesù per supplicarlo. Il solo, anche, a ritornare sui suoi passi per rendergli grazie. Il suo gesto religioso, prostrarsi ai piedi di Gesù, significava anche che egli sapeva di non avere nulla che non avesse ricevuto (cf. 1Cor 4,7). La fede, dono di Cristo, porta alla salvezza.
“E gli altri nove, dove sono?”. Gli altri nove avevano obbedito all’ordine di Gesù e si erano presentati ai sacerdoti, dando così prova di una fede appena nata. Ma non hanno agito di conseguenza, una volta purificati, tornando verso Gesù, la sola via per arrivare al Padre (cf. Gv 14,6), mediatore indispensabile per la glorificazione di Dio.
La misericordia di Gesù verso colui che non possiede altro chela sua povertà e il suo peccato, ma che si volge verso il Signore per trovare il perdono e la riconciliazione, non è solo fonte di salvezza personale, ma anche di reintegrazione nella comunità di culto del popolo di Dio. Nella Chiesa, la fede di coloro che sono stati riscattati diventa azione di grazie al Padre per mezzo di nostro Signore Gesù Cristo (cf. Col 3,16-17).


Semplicemente grazie

Grazie. Una semplice e bellissima parola. Una parola che apre un mondo di sguardi, di sorrisi, di affetti. Scioglie l’indifferenza, riduce la distanza, invita a non dare nulla per scontato. Non si tratta semplicemente di buona educazione; è la forza di una cultura che crede nell’amore.
Un grazie è riconoscenza per ciò che non necessita di contraccambio. Nasce da un dono, come nell’episodio di Eliseo nella prima Lettura. E qualsiasi dono può esistere perché prima è stato concesso dal Dio della Vita. A volte dimentichiamo che qualsiasi cosa esistente, prima di acquisire un valore economico dal lavoro degli uomini, è frutto gratuito di ciò che era presente in natura.
Si pone in questa linea Gesù, che non pretende nulla dalle persone che sta liberando. Piuttosto, in obbedienza alla Legge, si dovranno presentare ai sacerdoti, che constateranno la guarigione e li riammetteranno alla vita civile.
Di fronte alla riconoscenza del lebbroso samaritano, tuttavia, Gesù pare meravigliarsi dell’assenza degli altri nove beneficiati dallo stesso dono. L’unico «tornato indietro a rendere gloria a Dio» era straniero e blasfemo, non in comunione di fede con i pii Ebrei. Non può fare a meno di lodarlo e di confermarlo nella “sua” fede.
Cosa farebbe Gesù con noi oggi? Davanti ai doni quotidiani della vita, sappiamo riempirci di gioia e di riconoscenza verso il nostro Dio? Sappiamo rendere grazie, a parole e nelle opere, condividendo il ricevuto con chi ha avuto meno di noi? La nostra Eucaristia è un vero “rendimento di grazie”? Mettiamoci in cammino, alla scuola di Gesù. 
 
 

 
 
PER UNA GIORNATA DI «GRAZIA»

Nella quiete della sera
si elevi il mio grazie per il giorno che mi hai dato, Signore.

Grazie per la luce che accompagna il mio risveglio,
per l’acqua che mi ha rinfrescato e dissetato,
per il cibo che sostiene la mia azione quotidiana.

Grazie per la bellezza che contemplo attorno a me,
per l’emozione che mi concede la tua natura,
per la vitalità che incontro uscendo dal guscio di casa mia.

Grazie per chi mi ha visto, ascoltato, accolto.
Grazie per le battute e i sorrisi scambiati,
grazie per i consigli e le idee condivise,
grazie per domande e risposte inoltrate e ricevute.

Grazie per i passi veloci e risoluti, e per quelli lenti e riflessivi.
Grazie per le immagini felici di cui ho goduto,
per i gesti curiosi e simpatici che ho adocchiato,
per gli occhi incerti e tristi che ho incrociato,
nella fragilità della più varia umanità che mi hai messo accanto.

Grazie anche per chi mi ha fatto inquietare,
per chi è stato poco educato, duro o insensibile,
per chi mi ha contestato o criticato, a torto o a ragione,
perché mi ricorda che ognuno ha i suoi problemi,
e posso crescere e imparare da tutti gli uomini, anche i nemici.

Grazie per quest’oasi di preghiera,
per il tempo del silenzio e dell’interiorità che mi consenti,
perché in essa la mia vita trova quiete,
come un porto dove metto in sicurezza la mia barca,
con l’abbraccio del tuo Amore che mi fa sentire a casa.

DECALOGO DELLA TENEREZZA
 
1.   Poiché la tenerezza è possibile, non vi è nessuna ragione
      per starne senza
2.   Parlatevi un po' ogni giorno
3.   Crescete insieme, continuamente
4.   Stimatevi. Gli unici che apprezzano lo zerbino sono quelli
      che hanno le scarpe sporche
5.   Sii compassionevole
6.   Sii gentile. L'amore non ammette le cattive maniere
7.   Scopri il lato bello e buono delle persone, anche quando
      fanno di tutto per nasconderlo.
8.   Non temere i dissapori e i litigi: solo i morti e gli
      indifferenti non litigano mai.
9.   Non farti coinvolgere dalle piccole irritazioni e
      meschinità quotidiane.
10. Continua a ridere: tiene in esercizio il cuore e protegge la
      disturbi cardiaci.



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Sabato 08/10/16 ore 13.15 e ore 20.30
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