lunedì 22 maggio 2017

ASCENSIONE

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,


Il Signore risorto è ritornato nella Galilea pagana. È qui che egli aveva cominciato ad annunciare la conversione e il Vangelo del Regno (cf. Mt 4,15.17.23). È qui, in questo luogo di frontiera, che egli aveva dato appuntamento ai suoi discepoli, che si erano dispersi quando egli, il pastore, era stato ferito (cf. Mt 28,8-10). È ritornato sui luoghi dell’inizio, per dare loro la pienezza: il Risorto è la luce decisiva che rischiara tutti coloro che camminano nelle tenebre e nell’ombra della morte.
Egli ha convocato i discepoli - in numero di undici - su una montagna, come all’inizio li aveva condotti sulla montagna, quando parlò loro per annunciare la via della felicità del regno dei cieli (cf. Mt 5,1). Dio ha anche convocato il popolo ai piedi del Sinai quando ha voluto fare di lui la sua “ekklesia” (cf. Es 19). Il Risorto è su questa montagna in Galilea, che simboleggia l’incontro tra il cielo e la terra, dichiarandosi, solennemente, come colui che ha ricevuto tutta l’autorità nei cieli e sulla terra (cf. Mt 28,18).
Da questa montagna egli invia i discepoli - e in loro, e con loro, noi tutti che li seguiamo lungo la storia - a convocare la Chiesa per riunirla dai quattro punti cardinali del mondo nel regno; nessuno è escluso dalla parola e dalla partecipazione alla vita della famiglia divina: la comunione del battesimo con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (cf. Mt 28,19-20).
Oggi noi, come gli undici discepoli sulla montagna, lo adoriamo e riaffermiamo la nostra obbedienza al suo comando missionario. Egli sembra assente ma è in realtà sempre presente tra di noi (cf. Mt 28,20). È per questo che si è fatto uomo nel seno della Vergine Madre: per essere l’Emmanuele, il Dio con noi (cf. Mt 1,23), fino alla fine del mondo.



In cielo e in terra

 Dov'è Gesù, oggi? A questa domanda, essenziale per noi cristiani, rispondono le letture di questa domenica.  
Il libro degli Atti ci dice che dopo le apparizioni è stato "elevato in alto", oltre i cieli, dove secondo la cosmologia ebraica c'è la dimora di Dio. Torna al luogo per cui è fatto e da cui è venuto, come incarnazione del Dio vivente. Torna nella realtà divina con cui ha mantenuto una relazione durante tutta la vita terrena, meritando col suo atteggiamento di essere strappato dalla morte per l'inter-vento del Padre che lo risuscita.
Ma il Vangelo ci ribadisce che Lui è «con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Evidentemente non in forma corporea, ma spirituale. Molti cristiani nella storia avranno esperienze interiori di incontro con la sua voce, la sua forza, la sua Grazia: santi e mistici, ma anche gente comune, inaspettatamente coinvolta dal misterioso o miracoloso. Tutti i credenti, però, sulla Sua Parola lo possono ritrovare in due forme privilegiate: il pane e il vino consacrati, suo Corpo e suo Sangue, nutrimento della vita settimanale e presenza silenziosa nei tabernacoli delle nostre chiese; i poveri, i deboli, i bisognosi, come dice spesso papa Francesco, sono «carne di Cri-sto» verso cui andare, di cui prendersi cura, persino da «toccare» affinché si senta considerata e amata.
Per noi Gesù non è soltanto un personaggio storico e la parola di un testo antico. È vivo e al nostro fianco. Aprendo le finestre dell'ani-ma potremmo vederlo, sentirlo, riconoscerlo. 
 
 
"QUANDO LO VIDERO SI PROSTRARONO"

Sembra una conquista della dignità umana
che non ci si prostri più davanti a nessuno,
salutando alla pari un papa o un capo di stato,
e persino te, Signore, che ti sei fatto pane
e che ti lasci accogliere nel palmo della mia mano.
Forse oggi ci alzeremmo in piedi, in standing ovation,
al tuo ultimo saluto col tuo corpo visibile in terra.
Eppure gli Undici quel giorno si prostrarono,
nonostante alcuni dubitassero.
Si riconobbero piccoli e forse indegni davanti a quel Signore.
 Certamente quell'atteggiamento ti piacque:
è la chiave per non ritenersi dèi, ma persone in cammino.
Per questo ti chiedo di insegnarmi
quel gesto antico e desueto dell'inginocchiarsi, nel corpo e nell'anima.
Inginocchiarmi davanti al tuo altare e alla bellezza del creato
inginocchiarmi davanti alla grandezza e maestria altrui;
inginocchiarmi per gli umili servizi nella mia dimora;
inginocchiarmi davanti a un malato, un povero, un rifugiato
che per il loro dolore e la loro sapienza sono prediletti da te.
Mi prostro davanti alla vita per onorarla, riconoscerla, riempirla.
E mi sento più giusto, vero, vivo.
 


Su Telepace Trento (canale 601)

Sabato 27/05/17 ore 13.30 e ore 20.15
Domenica 28/05/17 ore 13.30 e ore 20.45
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"Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo";
Al Festival biblico, "felice chi ha la strada nel cuore";
La 18ma edizione della Festa dei popoli;
In ricordo di Padre Fabrizio Forti;