domenica 11 giugno 2017

CORPUS DOMINI 2017


                             Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


Oggi festeggiamo il sacramento dell’Eucaristia che il Signore ci ha lasciato come segno della sua presenza, della sua realtà corporale, del suo sacrificio sulla croce e della vita eterna di cui ci ha reso partecipi. Gesù ce ne parla in termini di corpo e di cibo. La realtà del dono del Padre alla nostra umanità si esprime, dall’inizio alla fine, sotto forma di corpo. Si tratta dapprima della realtà carnale del corpo fatto di carne e sangue, che soffre e muore sulla croce. È questo corpo ferito che risorge e che Gesù dà da vedere e da toccare agli apostoli. Ma Gesù non si ferma qui. Suo corpo è anche la Chiesa (Col 1,18), corpo mistico di cui Cristo è la testa. Ed è infine questo corpo sacramentale che nutre coloro che lo mangiano: “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo!” (Mt 26,26).
Già i primi cristiani paragonarono il corpo spezzato di Cristo al grano, macinato in farina per diventare pane, dopo essere stato mischiato all’acqua della vita e passato nel fuoco dello Spirito.
Questo pane spirituale, fatto dal grano del campo che è Gesù (Gv 15,1), divenendo, come il vino dell’Eucaristia, nostro cibo, nutre in noi la vita divina, che è vita eterna. E Gesù, ancora una volta, afferma: “Io sono”. Qui dice: “Io sono il pane”. Gesù costituisce il solo nutrimento che possa dare la vita divina. Chi non mangia di questo pane non avrà la vita in lui (Gv 6,53). Ecco perché noi celebriamo oggi la realtà umana e divina del Verbo fatto carne e anche quella del corpo risorto; ed ecco perché ci dà davvero quanto promesso. Attraverso lui, siamo concretamente in comunione con il nostro Dio. Bisogna essere presenti alla sua presenza reale.


          Il pane disceso dal cielo

 «Ho spezzato il mio corpo come se fosse pane e l'ho distribuito agli uomini. Perché no? Erano così affamati e da tempo». Queste parole di Etty Hillesum, giovane ebrea morta nel campo di concentramento di Auschwitz dopo un profondo cammino spirituale, non sono lontane da quelle pronunciate da Gesù, e dai suoi sentimenti vissuti molti secoli prima.
Egli era pronto: a morire, a farsi mangiare, a diventare nutrimento per i suoi discepoli affamati di speranza, di giustizia, di eternità. Ora si trattava di lasciare un segno della sua continua presenza e della sua costante azione dinamica "per loro e per tutti". «Questo è il mio corpo che è dato per voi» (Lc 22,19). Un regalo che consentisse di «vivere per (=attraverso) il Padre e per Gesù», «in eterno», come evidenzia il Vangelo di oggi. Un simbolo efficace che rendesse avvertibile e stimolante la tenerezza del Padre e trasmettesse il coraggio e la forza del Figlio.
Il Mahatma Gandhi immaginava Dio come un immenso pane che sfama gli uomini sulla terra. Se la natura e la vita sono il suo primo e indispensabile dono, Cristo è l'ultimo e definitivo. Il sacrificio di Gesù è quell'azione "sacra" che rende perfettamente visibile l'amo-re, giungendo a offrire la vita per continuare a essere tale: amore senza rifiuti, vendette, fughe, bugie. 
Mangiando il suo pane, anche noi proveremo ad essere briciole di cui altri possano nutrirsi. Saremo meno completi ed efficaci di lui, ma ugualmente importanti per la vita e per il mondo.
 
VANGELO VIVO
Il cardinale Nguyen Van Thuan raccontò in un libro il sostegno che Gesù Eucarestia diede a lui e ai cattolici imprigionati in Vietnam per lunghi anni. Celebrava nell'oscurità, con un tozzo di pane sul palmo della mano, tre gocce di vino (passato come medicinale) e una di acqua. Raccoglieva la carta dei pacchetti di sigarette dei carcerieri per conservare le "briciole" del Signore e, nell'unico momento settimanale comune (l'indottrinamento marxista), consegnarle di nascosto in un sacchettino a ogni gruppo di 50 prigionieri.    

 

 

IL NUTRIMENTO DELLA VITA

 Di cosa nutro la mia vita, Signore?
Cosa mi sostiene e mi dà l'energia per andare avanti?
Dove trovo il senso e la direzione del mio percorso?
Ti chiedo perdono se spesso la risposta non sei Tu.
Se mi nutro di cose, di oggetti, di prodotti
 da consumare e gettare alla velocità della luce,
che non spengono la mia sete interiore.
Se mi nutro di sfide e di vittorie,
di orgoglio e narcisismo,
anziché lavorare per far ammorbidire
il mio cuore e la mia capacità di amare.
Se mi nutro di scorciatoie e fantasie,
di droghe e illusioni,
di fughe da una realtà che non riesco
ad accogliere, comprendere, valorizzare.
Se mi nutro di pensieri negativi,
di giudizi, lamentele e condanne,
forse per marcare la mia presunta differenza,
forse per concedermi la dignità che non mi sento.
Se mi nutro dell'affetto di chi mi circonda,
ma faccio fatica a riconoscerlo e a ringraziare,
restituendolo a piccole dosi.
Mi siedo alla mensa del tuo Corpo
per riempirmi finalmente di saggezza e di lealtà,
di rispetto, verità e amore.
Conto su di te per essere, finalmente, me.

 
Non educate i vostri figli a essere ricchi.Educateli a essere felici. Così, quando cresceranno, sapranno riconoscere il valore delle cose e non il prezzo. 

IL CACTUS E IL BRUCO

Un uomo chiese a Dio un fiore e una farfalla.
Ma Dio gli diede un cactus e un bruco.
L'uomo rimase deluso e triste. Non riusciva a capire perché la sua richiesta non era stata soddisfatta; in fondo, non aveva poi chiesto nulla di straordinario. Tuttavia, ripensandoci, concluse: "Con tanta gente da soddisfare, è comprensibile che Dio si sia sbagliato o abbia scambiato la richiesta". E decise di non fare rivendicazioni.
Dopo qualche tempo, il nostro uomo andò a vedere ciò che aveva ricevuto da Dio, e che aveva completamente dimenticato.
Per sua sorpresa, dal brutto e pungente cactus era nato il fiore più bello del mondo, e l'orribile bruco si era trasformato in una bellissima farfalla variopinta.

Credo di aver capito il messaggio: Dio agisce sempre in maniera giusta, con lungimiranza. Il suo cammino è sempre il migliore, anche quando ai nostri occhi sembra che sia tutto sbagliato. Se abbiamo chiesto una cosa a Dio e ne abbiamo invece ricevuta un'atra, abbiamo fiducia. Non sempre quello che desideriamo noi è anche quello di cui abbiamo bisogno. Siccome Lui non sbaglia mai nelle consegne, andiamo avanti senza mormorare o dubitare.
Le spine di oggi saranno il fiore di domani. E ciò che il bruco sembra essere come fine del mondo, è ciò che il professore di scienze chiama farfalla.


 Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato        17/06/17              ore 13.30 e ore 20.15
Domenica   18/06/17              ore 13.30 e ore 20.45
Martedì      20/06/17              ore 17. 15

Cristo, pane di vita e di salvezza
Lago di Garda, casa comune
In pellegrinaggio con e per Maria
Chiara Lubich, testimone della grandezza di Dio