martedì 6 giugno 2017

SANTISSIMA TRINITA'

                             Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù a Nicodemo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Spesso ci si immagina un “Dio” lontano, astratto, ridotto quasi a un sistema di idee contorte o semplicissime, ma inesplicabili.
Soprattutto quando ci si accosta alla dottrina della Trinità, si ha l’impressione di essere di fronte a una sciarada beffarda. 

 
E invece, l’essere concretissimo di Dio è comunione che liberamente si effonde. Anzi, ci chiama a varcare la soglia della sua vita intima e beatificante.
Non riusciamo a capire perché Dio si sia interessato di noi: più di quanto, forse, noi ci interessiamo a noi stessi.
Proprio mentre eravamo peccatori, il Padre ha mandato il suo Figlio per offrirci la vita nuova nello Spirito. Liberamente. Per amore. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”.
Cristo non si impone. Non costringe ad accettarlo. Si consegna alla nostra decisione.
È questa la vertigine della vita umana. Possiamo passare accanto al Signore Gesù che muore e risorge, senza degnarlo di uno sguardo nemmeno distratto.
E, tuttavia, non possiamo fare in modo che egli non esista come il Dio fatto uomo che perdona e salva. “Chi non crede è già stato condannato”.
Ma se ci apriamo alla sua dilezione...
Allora Cristo si rivela come colui che ha suscitato in noi tutte le attese più radicali. E colma a dismisura queste attese.
È la redenzione. È la grazia. È lo Spirito che abita in noi e ci conforma al Signore Gesù.
La vita nuova, che ci viene donata, apparirà in tutta la sua gloria oltre il tempo. Inizia qui, ed è la “vita eterna”.



Il nostro Dio è comunione

Quanto è bella la voce limpida di un solista, intonata e profonda, variegata e sinuosa. Così come è piacevole il tratto di un artista, il volteggio di una pattinatrice, la grazia di un verso di poesia. Cose che diventano meravigliose quando si compongono in un quadro, una danza, una lirica, un coro.
Gesù ci ha fatto comprendere che il nostro Dio non è solo, ma una Trinità di persone che si muovono all'unisono, come in una allegra danza d'amore. Questa è la realtà divina: amore smisurato, cioè traboccante e incontenibile; benevolenza gratuita e attenzione speciale ai miseri; comunione tra differenze, doni reciproci per il bene del tutto; unità d'intenti e di sentimenti. D'altronde, come potrebbe esserci amore tra sé e sé? Come era possibile l'amore prima della creazione, se non tra Persone divine?
La Trinità cristiana per la ragione umana resta parzialmente un mistero, una rivelazione che possiamo intuire e realizzare soltanto avvicinandoci un po' alla meta. Le nostre armonie non sono mai perfette, difficilmente riusciamo ad esprimerci all'unisono. Il compito della Chiesa è quello di mostrare al mondo l'immagine di questo Dio. Ma dobbiamo riconoscere che abbiamo molto da imparare. Come i cori che necessitano di tempi lunghi di prove, per affinare il risultato. Con l'impegno continuo di tutti, i consigli del Maestro, la cura di ogni singola voce, l'attenzione a chi guida. Lo spartito c'è, il percorso è tracciato, la meta chiara. Sarà un grande concerto, splendido nell'incontro con chi ha inventato la Musica.
 
 

ALLA TRINITA'
Padre della vita,
che con infinito amore
guardi e custodisci coloro che hai creato,
ti ringraziamo per tutti i tuoi doni.
Ascoltaci quando ti invochiamo.
sostienici quando vacilliamo,
perdona ogni nostro peccato.
Signore Gesù, Salvatore del mondo,
che hai preso su di te
i pesi e i dolori dell'umanità,
ti affidiamo ogni nostra sofferenza.
Quando non siamo compresi, consolaci,
nell'inquietudine donaci la pace,
se siamo considerati ultimi, tu rendici primi.
Spirito Santo,
consolatore degli afflitti
e forza di coloro che sono nella debolezza,
ti imploriamo: scendi su di noi.
Con il tuo conforto, il pellegrinaggio della nostra vita
sia un cammino di speranza
verso l'eternità beata del tuo Regno. Amen.

                                                                (card. Dionigi Tettamanzi)





Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 10/06/17 ore 13.30 e ore 20.15
Domenica 11/06/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 13/06/17 ore 17. 15

In questa puntata speciale di Pietre Vive ci sarà, eccezionalmente, un unico titolo:
"In riflessione sull'oggi"