Dal Vangelo secondo Giovanni
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Il messaggero, annunciato nel vangelo di domenica scorsa, è descritto in modo più dettagliato dall’evangelista Giovanni. Egli ci ricorda, infatti, i dialoghi che Giovanni Battista ebbe con sacerdoti e leviti, venuti da Gerusalemme per interrogarlo. Era forse il Messia? No, rispose Giovanni Battista: “ Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia ” (Gv 1,23).
Sant’Agostino commenta: “Giovanni Battista era una voce, ma in principio il Signore era il Verbo. Giovanni fu una voce per un certo tempo, ma Cristo, che in principio era il Verbo, è il Verbo per l’eternità” (Serm 293)
“ Egli - dice l’evangelista Giovanni - venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui ”. Vi sentiamo un’eco del prologo: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo ” (Gv 1,9).
Anche noi dobbiamo essere suoi testimoni (Gv 15,27) e ciò, prima di tutto, nella santità delle nostre vite perché “ mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia ” (Is 61,10).
L'apparire è oggi uno dei desideri più coltivati- Riuscire a far bella mostra di sé, imporsi all'attenzione degli altri, essere attraenti agli sguardi altrui, è ciò che molti desiderano. Se poi questo può essere amplificato da stampa e TV, ancora meglio. Qualcuno addirittura sostiene: "Non importa il motivo per cui si parla di me, purché se ne parli".
E se uno non può essere attraente per il suo ingegno, per la sua creatività o per le sue capacità, ecco la ricerca dell'attrattiva dell'eleganza, della stravaganza, o la cura, fino all'eccesso, del proprio corpo per esibirlo agli sguardi altrui.
Giovanni Battista poteva sfruttare una popolarità che gli derivava dalla gente che accorreva a lui. Ma il Battista non aveva il culto di se stesso. Egli aveva piuttosto la consapevolezza di una missione ricevuta dall'alto: essere precursore e testimone di qualcun Altro. Poteva alimentare quell’alone di luce che la gente, ammirata, gli attribuiva. Poteva commerciare la sua immagine in modo più vantaggioso. Ma, per coerenza ed onestà, Giovanni rifiuta titoli e onori.
"Io non sono il Cristo, né Elia, ma semplicemente un inviato a preparare la strada ad uno ben più grande di me, al quale non sono degno di sciogliere nemmeno il legaccio del sandalo".
Oh, se anche noi avessimo questo atteggiamento di umile grandezza; se anche noi ci considerassimo preziosi servitori della Luce vera! Qui sta la grandezza del credente. Non nell’incensare se stesso, ma nel farsi portatore della luce di Gesù.
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 16/12/17 ore 13.30 e ore 20.35
Domenica 17/12/17 ore 13.30 e ore 20.35
Le nuove ordinazioni diaconali
Alla scoperta dei presepi del Trentino
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Il messaggero, annunciato nel vangelo di domenica scorsa, è descritto in modo più dettagliato dall’evangelista Giovanni. Egli ci ricorda, infatti, i dialoghi che Giovanni Battista ebbe con sacerdoti e leviti, venuti da Gerusalemme per interrogarlo. Era forse il Messia? No, rispose Giovanni Battista: “ Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia ” (Gv 1,23).
Sant’Agostino commenta: “Giovanni Battista era una voce, ma in principio il Signore era il Verbo. Giovanni fu una voce per un certo tempo, ma Cristo, che in principio era il Verbo, è il Verbo per l’eternità” (Serm 293)
“ Egli - dice l’evangelista Giovanni - venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui ”. Vi sentiamo un’eco del prologo: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo ” (Gv 1,9).
Anche noi dobbiamo essere suoi testimoni (Gv 15,27) e ciò, prima di tutto, nella santità delle nostre vite perché “ mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia ” (Is 61,10).
L'apparire è oggi uno dei desideri più coltivati- Riuscire a far bella mostra di sé, imporsi all'attenzione degli altri, essere attraenti agli sguardi altrui, è ciò che molti desiderano. Se poi questo può essere amplificato da stampa e TV, ancora meglio. Qualcuno addirittura sostiene: "Non importa il motivo per cui si parla di me, purché se ne parli".
E se uno non può essere attraente per il suo ingegno, per la sua creatività o per le sue capacità, ecco la ricerca dell'attrattiva dell'eleganza, della stravaganza, o la cura, fino all'eccesso, del proprio corpo per esibirlo agli sguardi altrui.
Giovanni Battista poteva sfruttare una popolarità che gli derivava dalla gente che accorreva a lui. Ma il Battista non aveva il culto di se stesso. Egli aveva piuttosto la consapevolezza di una missione ricevuta dall'alto: essere precursore e testimone di qualcun Altro. Poteva alimentare quell’alone di luce che la gente, ammirata, gli attribuiva. Poteva commerciare la sua immagine in modo più vantaggioso. Ma, per coerenza ed onestà, Giovanni rifiuta titoli e onori.
"Io non sono il Cristo, né Elia, ma semplicemente un inviato a preparare la strada ad uno ben più grande di me, al quale non sono degno di sciogliere nemmeno il legaccio del sandalo".
Oh, se anche noi avessimo questo atteggiamento di umile grandezza; se anche noi ci considerassimo preziosi servitori della Luce vera! Qui sta la grandezza del credente. Non nell’incensare se stesso, ma nel farsi portatore della luce di Gesù.
Ormai il Natale è vicino, la Luce del mondo sta per
squarciare le tenebre. Io cosa posso fare per preparare la strada a Gesù? Quali tenebre posso contribuire a dissipare perché Gesù riesca a splendere meglio? Giovanni Battista, come Maria, ci insegna la strada delle scelte
coraggiose, la strada
del servizio, dell'altruismo, della dedizione
alla causa di Dio.
GIOIA D’INCONTRARTI
Gioisco della tua presenza, Signore.
Gioisco degli spazi variegati in un paesaggio,
della quiete di un bosco,
del sussurro di ogni creatura vivente che mi parla di te.
Gioisco dell’alba fresca che mi ha svegliato,
dei colori del giorno illuminato dal sole,
della brezza della sera che accarezza le mie membra stanche.
Gioisco del lavoro che ha portato i suoi frutti,
della gente che mi ha donato un sorriso,
dei pensieri e delle fantasie che ho fatto nascere,
del cibo saporito e abbondante che mi ha nutrito e deliziato.
Gioisco del riposo che la vita mi concede,
dopo attività affascinanti e variegate,
dopo fatiche, delusioni e tristezze
che mi aiutano a notare il buono che c’è e ancora ci sarà.
Gioisco nel riconoscerti spesso tra le cose della vita,
nell’immaginarti accanto e nel fluire dei pensieri
che tirano fuori il meglio di me,
nella memoria delle tue Parole e nel sostegno della tua Grazia.
Gioisco nella tua pace, Signore,
nella fiducia di esserti caro, quasi amico,
accolto, perdonato e amato da te.
Tu che sai farmi sentire a casa, quando sono con te.
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Sabato 16/12/17 ore 13.30 e ore 20.35
Domenica 17/12/17 ore 13.30 e ore 20.35
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