Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Il Vangelo di Marco comincia con una semplice affermazione: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”.
Giovanni Battista, che aveva annunciato la sua venuta come imminente, battezzò Gesù nel Giordano e in quell’occasione lo Spirito diede testimonianza di Gesù. Marco accenna soltanto al periodo nel deserto e alla tentazione. È il preludio all’inizio del ministero pubblico di nostro Signore. Il suo primo richiamo, che ci viene ripetuto questa domenica, è: “Convertitevi e credete al vangelo”. Egli comincia proprio da quello che era stato il punto centrale dell’insegnamento di Giovanni Battista.
La Quaresima è soprattutto un periodo di riflessione sui misteri della nostra redenzione, al cui centro sono l’insegnamento e la persona di Gesù Cristo. Il Salvatore ha assunto forma umana, cioè quella che è la nostra condizione, e non è nemmeno stato risparmiato dall’esperienza della tentazione. Nella sua natura umana, Gesù ha vissuto in prima persona cosa significhi respingere Satana e porre al primo posto le cose divine. Il nostro Signore e il nostro Dio è in tutto nostra guida e modello.
Cercare di conoscere Cristo significa anche prendere coscienza di quel nostro bisogno di cambiamento di vita che chiamiamo “pentimento”. In particolare è mediante la liturgia della Chiesa che ci avviciniamo a Cristo e facciamo esperienza della sua presenza in mezzo a noi.
Nella liturgia, diventiamo “uno” con Cristo nel mistero grazie al quale egli ha riscattato il mondo.
Quaresima, cioè periodo di quaranta giorni. Quaranta come i
giorni di Gesù nel deserto, sottoposto alle tentazioni del diavolo; quaranta
come i giorni del diluvio universale, o passati da Mosè sul monte Sinai, o di
cammino del profeta Elia verso l'Oreb; quaranta come gli anni trascorsi dal
popolo d'Israele ancora nel deserto, verso la terra promessa.
Quaranta nella Bibbia è «tutto il tempo necessario» affinché
maturino i frutti migliori: la missione pubblica del Cristo, il dono della
Legge per il popolo, l'incontro con Dio nella brezza leggera dell'Oreb.
Per questo la Chiesa ha pensato di anticipare all'annuncio centrale e decisivo della Pasqua di Risurrezione un tempo di preparazione, di riflessione e di penitenza. Come Gesù, siamo chiamati a rientrare in noi stessi e ad aprirci a Dio, alla vita piena, all'amore. Dobbiamo lavorare su di noi per battere debolezze, vizi e inquietudini (le tentazioni); dobbiamo imparare a convivere con ciò che è duro da accettare e da affrontare (le fiere); dobbiamo riconoscere e rimettere al centro i tanti segni della presenza salvifica di Dio che accompagnano sempre la nostra vita (gli angeli). Differentemente da ciò che ci dice il mondo, il benessere può essere un ostacolo al cammino interiore. Per questo i suggerimenti dell'astinenza e del deserto possono essere scomodi, ma salutari.
Solo quando avremo taciuto noi,
Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi
solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano
le grandi cose della vita:
la conversione, l'amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il Cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell'abbandono
rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento,
rompi pure il silenzio:
per dirci parole d'amore!
E sentiremo
i brividi della Pasqua.
(mons. Tonino Bello)
VANGELO VIVO
«"Vieni con me nel deserto. C'è
una cosa più grande della tua azione: la preghiera; c'è una forza più efficace
della tua parola: l'amore!". Fu camminando coi Piccoli Fratelli sulle
piste del deserto del Sahara che scoprii la bontà della via. Ma non per tutti c'è la stessa via. E
se tu non potrai andare nel deserto, devi però "fare il deserto"
nella tua vita. Lasciare di tanto in tanto gli uomini, cercare la solitudine
per rifare nel silenzio e nella preghiera prolungata il tessuto della tua
anima, questo è indispensabile. Abbandonare tutto e tutti e ritirarti solo con
Dio. Se non ami questo, non illuderti;
perché non volersi - potendo - isolare per gustare l'intimità con Dio, è un
segno che manca l'elemento primo del rapporto con l'Onnipotente: l'amore. E
senza amore non c'è rivelazione possibile» (Carlo
Carretto, già maestro elementare e presidente nazionale della Gioventù
Italiana di Azione Cattolica).
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 17/02/18 ore 13.30 e ore 20.35
Domenica 18/02/18 ore 13.30 e ore 20.35
Il Cardinal Montenegro e i giovani
Don Guido Avi, 100 anni e non sentirli
In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Il Vangelo di Marco comincia con una semplice affermazione: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”.
Giovanni Battista, che aveva annunciato la sua venuta come imminente, battezzò Gesù nel Giordano e in quell’occasione lo Spirito diede testimonianza di Gesù. Marco accenna soltanto al periodo nel deserto e alla tentazione. È il preludio all’inizio del ministero pubblico di nostro Signore. Il suo primo richiamo, che ci viene ripetuto questa domenica, è: “Convertitevi e credete al vangelo”. Egli comincia proprio da quello che era stato il punto centrale dell’insegnamento di Giovanni Battista.
La Quaresima è soprattutto un periodo di riflessione sui misteri della nostra redenzione, al cui centro sono l’insegnamento e la persona di Gesù Cristo. Il Salvatore ha assunto forma umana, cioè quella che è la nostra condizione, e non è nemmeno stato risparmiato dall’esperienza della tentazione. Nella sua natura umana, Gesù ha vissuto in prima persona cosa significhi respingere Satana e porre al primo posto le cose divine. Il nostro Signore e il nostro Dio è in tutto nostra guida e modello.
Cercare di conoscere Cristo significa anche prendere coscienza di quel nostro bisogno di cambiamento di vita che chiamiamo “pentimento”. In particolare è mediante la liturgia della Chiesa che ci avviciniamo a Cristo e facciamo esperienza della sua presenza in mezzo a noi.
Nella liturgia, diventiamo “uno” con Cristo nel mistero grazie al quale egli ha riscattato il mondo.
Quaranta giorni per diventare noi
Per questo la Chiesa ha pensato di anticipare all'annuncio centrale e decisivo della Pasqua di Risurrezione un tempo di preparazione, di riflessione e di penitenza. Come Gesù, siamo chiamati a rientrare in noi stessi e ad aprirci a Dio, alla vita piena, all'amore. Dobbiamo lavorare su di noi per battere debolezze, vizi e inquietudini (le tentazioni); dobbiamo imparare a convivere con ciò che è duro da accettare e da affrontare (le fiere); dobbiamo riconoscere e rimettere al centro i tanti segni della presenza salvifica di Dio che accompagnano sempre la nostra vita (gli angeli). Differentemente da ciò che ci dice il mondo, il benessere può essere un ostacolo al cammino interiore. Per questo i suggerimenti dell'astinenza e del deserto possono essere scomodi, ma salutari.
SOLO QUANDO AVREMO TACIUTO
Solo quando avremo taciuto noi,
Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi
solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano
le grandi cose della vita:
la conversione, l'amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa pure per noi,
e il Cielo non risponde al nostro grido,
e la terra rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell'abbandono
rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento,
rompi pure il silenzio:
per dirci parole d'amore!
E sentiremo
i brividi della Pasqua.
(mons. Tonino Bello)
Sabato 17/02/18 ore 13.30 e ore 20.35
Domenica 18/02/18 ore 13.30 e ore 20.35
Quaresima, tempo di "preghiera,
elemosina e digiuno"
La Giornata mondiale del malatoIl Cardinal Montenegro e i giovani
Don Guido Avi, 100 anni e non sentirli