Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti
La trasfigurazione occupava un posto importante nella vita e nell’insegnamento della Chiesa primitiva. Ne sono testimonianze le narrazioni dettagliate dei Vangeli e il riferimento presente nella seconda lettera di Pietro (2Pt 1,16-18).
Per i tre apostoli il velo era caduto: essi stessi avevano visto ed udito. Proprio questi tre apostoli sarebbero stati, più tardi, al Getsemani, testimoni della sofferenza di nostro Signore.
L’Incarnazione è al centro della dottrina cristiana. Possono esserci molti modi di rispondere a Gesù, ma per la Chiesa uno solo è accettabile. Gesù è il Figlio Unigenito del Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. La vita cristiana è una contemplazione continua di Gesù Cristo. Nessuna saggezza umana, nessun sapere possono penetrare il mistero della rivelazione. Solo nella preghiera possiamo tendere a Cristo e cominciare a conoscerlo.
“È bello per noi stare qui”, esclama Pietro, il quale “non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento”. La fede pone a tacere la paura, soprattutto la paura di aprire la nostra vita a Cristo, senza condizioni. Tale paura, che nasce spesso dall’eccessivo attaccamento ai beni temporali e dall’ambizione, può impedirci di sentire la voce di Cristo che ci è trasmessa nella Chiesa.
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti
La trasfigurazione occupava un posto importante nella vita e nell’insegnamento della Chiesa primitiva. Ne sono testimonianze le narrazioni dettagliate dei Vangeli e il riferimento presente nella seconda lettera di Pietro (2Pt 1,16-18).
Per i tre apostoli il velo era caduto: essi stessi avevano visto ed udito. Proprio questi tre apostoli sarebbero stati, più tardi, al Getsemani, testimoni della sofferenza di nostro Signore.
L’Incarnazione è al centro della dottrina cristiana. Possono esserci molti modi di rispondere a Gesù, ma per la Chiesa uno solo è accettabile. Gesù è il Figlio Unigenito del Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. La vita cristiana è una contemplazione continua di Gesù Cristo. Nessuna saggezza umana, nessun sapere possono penetrare il mistero della rivelazione. Solo nella preghiera possiamo tendere a Cristo e cominciare a conoscerlo.
“È bello per noi stare qui”, esclama Pietro, il quale “non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento”. La fede pone a tacere la paura, soprattutto la paura di aprire la nostra vita a Cristo, senza condizioni. Tale paura, che nasce spesso dall’eccessivo attaccamento ai beni temporali e dall’ambizione, può impedirci di sentire la voce di Cristo che ci è trasmessa nella Chiesa.
Vedere o credere? L’esperienza di Dio
Di fronte ai dubbi di fede che fanno capolino nella nostra
vita, vorremmo anche noi avere l’esperienza di Pietro, Giacomo e Giovanni. Loro
vedono il volto trasfigurato, le vesti luminose, i grandi della storia del
popolo ebraico (Mosè, il liberatore, ed Elia, il profeta). Loro sentono la voce
di Dio che indica Gesù come suo Figlio. L’inverosimile irrompe nella loro vita
e rende tutto chiaro, evidente. Ma è un momento: improvvisamente si ritrovano
soli con l’umanità di Gesù, che tende a nascondere la sua provenienza fino alla
risurrezione.
Quegli stessi Apostoli avranno pensato di aver sognato? Certe
esperienze spirituali sono per propria natura al confine della realtà. Sono
anch’esse segni della vicinanza di Dio, che tuttavia rimane inafferrabile,
nascosto. D’altronde, se fosse evidente tutti sarebbero obbligati a credere,
perdendo il dono della libertà.
Eppure molti cristiani, anche oggi, testimoniano che in
certi momenti cruciali della vita o in certi luoghi particolari hanno provato
l’incontro con Qualcosa o Qualcuno che li trascende e li ha cambiati. Dio,
infatti, non dimentica di disseminare la nostra vita di occasioni d’incontro
con Lui.
Tuttavia, queste esperienze rimangono un dono che non si può
pretendere. Anche i santi hanno periodi in cui non riescono più a sentire la
presenza di Dio. Gli Apostoli hanno dovuto «scendere dal monte», pur con un
tassello in più di un puzzle che sarà completo soltanto alla fine.
Vorrei incontrarti in questa vita, Signore,
ma se non mi è concesso,
fa' che rimanga sempre nel mio cuore
il ricordo di non averti veduto:
fa' che non dimentichi mai,
che la sua nostalgia non mi lasci mai più né dormire, né sognare.
Mentre scorre la vita tra la gente
occupata al mercato del mondo
e ogni giorno riempio le mani
a quei pochi guadagni per vivere:
fa' che non dimentichi mai il tuo incontro,
che la sua nostalgia non mi lasci mai né dormire né sognare.
Quando triste e spossato mi siedo
ai margini della strada di tutti,
quando stendo la stuoia per terra
ricordami che devo ancora incontrarti:
fa' che non lo dimentichi mai,
che la sua nostalgia non mi lasci mai più né dormire, né sognare.
(Rabindranath Tagore)
VANGELO VIVO
«Sono rari i momenti della vita in cui Dio ti pare
evidente. Ti stupiscono perché inattesi. Non sono soltanto illuminazioni
filosofiche o emozioni forti. Non sono soltanto istanti di serenità o
sensazione di profonda pace. Sono la consapevolezza di essere accolti, compresi
e amati così come siamo; sono qualcosa che ti riempie a un livello più profondo
di quello fisico e mentale; sono la gioia infinita di sentirsi nello spazio più
grande che c'è, che noi crediamo divino. A me capitò a Lourdes. Non nelle
preghiere comuni, nei luoghi sacri o tra le persone più fragili e sofferenti.
Mi capitò sulla strada del ritorno,
quando all'improvviso mi stupii della mia capacità di commuovermi e intesi che
Dio era lo stesso amore moltiplicato all'ennesima potenza. Non ho bisogno di
segni soprannaturali e apparizioni per credere, ma oso pensare che le migliaia
di Rosari recitati da mia madre, sintonizzandosi sulle trasmissioni da Lourdes,
quel giorno abbiano mosso lo Spirito per me. Grazie a Dio» (Daniele Fornelli).
VORREI INCONTRARTI
Vorrei incontrarti in questa vita, Signore,
ma se non mi è concesso,
fa' che rimanga sempre nel mio cuore
il ricordo di non averti veduto:
fa' che non dimentichi mai,
che la sua nostalgia non mi lasci mai più né dormire, né sognare.
Mentre scorre la vita tra la gente
occupata al mercato del mondo
e ogni giorno riempio le mani
a quei pochi guadagni per vivere:
fa' che non dimentichi mai il tuo incontro,
che la sua nostalgia non mi lasci mai né dormire né sognare.
Quando triste e spossato mi siedo
ai margini della strada di tutti,
quando stendo la stuoia per terra
ricordami che devo ancora incontrarti:
fa' che non lo dimentichi mai,
che la sua nostalgia non mi lasci mai più né dormire, né sognare.
(Rabindranath Tagore)
VANGELO VIVO