Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Durante la lettura del Vangelo, nel corso della celebrazione liturgica, è il Signore Gesù Cristo che parla ai suoi discepoli. Oggi ci dice che siamo tutti suoi amici, che gli apparteniamo attraverso la fede e attraverso il battesimo. Egli l’ha provato rivelandoci il suo segreto e la sua missione di Figlio di Dio. Ci ha detto che Dio, nella sua onnipotenza divina, ci ama tutti. Per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo, ci ha fatto entrare nella comunione di amore che esiste fin dall’eternità tra lui e suo Figlio. “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. È una parola di verità potente e divina.
Per tutti quelli che hanno preso coscienza dell’importanza di questo dono divino, conta una sola cosa: mostrarsi degni dell’amore che ci viene nell’amicizia del Figlio di Dio. “Rimanete nel mio amore”.
Per Gesù Cristo, ciò che è importante innanzitutto è che tutti i suoi amici si amino gli uni gli altri come egli stesso ha amato i suoi discepoli nel corso della sua vita terrena. La più viva espressione di questo amore è stata la sua morte sulla croce per i peccatori (cf. Gv 1,36; 19,34-37). L’amore perfetto del Padre celeste è la felicità e la gioia di suo Figlio. E questa gioia, il Figlio risuscitato la trasmette ai suoi amici nel giorno di Pasqua. “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi!”. Ricevete lo Spirito Santo!” (Gv 20,21-22). Egli offre senza sosta la gioia a tutti quelli che credono nella sua parola e per mezzo del battesimo si uniscono a lui e alla sua cerchia di amici, la Chiesa. Chi entra nell’amore di Dio per mezzo di suo Figlio ha ormai una ragione essenziale per essere sempre felice.
È una delle più belle e incoraggianti pagine del Vangelo, quella che leggiamo oggi. Gesù si rivolge ai suoi discepoli, e quindi a ciascuno di noi, facendo una splendida dichiarazione di amore.
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Durante la lettura del Vangelo, nel corso della celebrazione liturgica, è il Signore Gesù Cristo che parla ai suoi discepoli. Oggi ci dice che siamo tutti suoi amici, che gli apparteniamo attraverso la fede e attraverso il battesimo. Egli l’ha provato rivelandoci il suo segreto e la sua missione di Figlio di Dio. Ci ha detto che Dio, nella sua onnipotenza divina, ci ama tutti. Per mezzo di suo Figlio Gesù Cristo, ci ha fatto entrare nella comunione di amore che esiste fin dall’eternità tra lui e suo Figlio. “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. È una parola di verità potente e divina.
Per tutti quelli che hanno preso coscienza dell’importanza di questo dono divino, conta una sola cosa: mostrarsi degni dell’amore che ci viene nell’amicizia del Figlio di Dio. “Rimanete nel mio amore”.
Per Gesù Cristo, ciò che è importante innanzitutto è che tutti i suoi amici si amino gli uni gli altri come egli stesso ha amato i suoi discepoli nel corso della sua vita terrena. La più viva espressione di questo amore è stata la sua morte sulla croce per i peccatori (cf. Gv 1,36; 19,34-37). L’amore perfetto del Padre celeste è la felicità e la gioia di suo Figlio. E questa gioia, il Figlio risuscitato la trasmette ai suoi amici nel giorno di Pasqua. “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi!”. Ricevete lo Spirito Santo!” (Gv 20,21-22). Egli offre senza sosta la gioia a tutti quelli che credono nella sua parola e per mezzo del battesimo si uniscono a lui e alla sua cerchia di amici, la Chiesa. Chi entra nell’amore di Dio per mezzo di suo Figlio ha ormai una ragione essenziale per essere sempre felice.
Perché la vostra gioia sia piena
È una delle più belle e incoraggianti pagine del Vangelo, quella che leggiamo oggi. Gesù si rivolge ai suoi discepoli, e quindi a ciascuno di noi, facendo una splendida dichiarazione di amore.
Tutto ciò che ha fatto è stato per amore. Ogni parola che ha detto, l’ha pronunciata per regalarci la gioia piena. Ogni comando che ci ha lasciato, è esclusivamente per il nostro bene.Al Maestro e al Signore è dovuto il servizio, ma Gesù ci ha chiamati e trattati da amici. Non ha trattenuto nulla per sé, fino a dare la vita. È questo l’amore più grande, imparato dal Padre. Suo Padre che diventa Padre nostro. Sì, Dio ci ha scelti, siamo tutti voluti ed amati da lui. Questo dono d’amore ci è consegnato nella speranza che non sia trattenuto, ma sviluppato e fatto fruttificare. E i suoi frutti, nel momento in cui saranno offerti ad altri, non andranno perduti ma resteranno per sempre, nell'umanità.
Se il compito in qualche tempo ci sembrerà difficile, non scoraggiamoci. Tutto quello che chiederemo al Padre nel nome di Gesù, egli ce lo concederà. Certo, se nasce dall’amore e diventa amore. Dio non potrebbe avallare il contrario di sé.
Dovremmo sempre fare tesoro di questa pagina. Farci cullare dalle parole di Gesù, pensare al momento topico in cui le ha pronunciate, immaginarlo mentre le dice a ciascuno di noi. Ci farebbe bene, come una carezza di Dio sul nostro cammino.
PREGHIERA PER IL BUONUMORE
Signore, dammi una buona digestione
e naturalmente anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo
con il buon umore necessario per mantenerla.
Dammi un’anima sana, Signore,
che abbia sempre davanti agli occhi
ciò che è buono e puro,
così che di fronte al peccato
non si scandalizzi ma sappia trovare
il mezzo per porvi rimedio.
Dammi un’anima che non conosca la noia,
i brontolamenti, i sospiri, i lamenti.
E non permettere che me la prenda troppo
per quella cosa invadente che si chiama io.
Signore, dammi il senso dell’umorismo,
il dono di saper ridere di uno scherzo
affinché sappia trarre un po’ di gioia
dalla vita e possa farne parte anche gli altri.
(San Tommaso Moro)
Signore, dammi una buona digestione
e naturalmente anche qualcosa da digerire.
Dammi la salute del corpo
con il buon umore necessario per mantenerla.
Dammi un’anima sana, Signore,
che abbia sempre davanti agli occhi
ciò che è buono e puro,
così che di fronte al peccato
non si scandalizzi ma sappia trovare
il mezzo per porvi rimedio.
Dammi un’anima che non conosca la noia,
i brontolamenti, i sospiri, i lamenti.
E non permettere che me la prenda troppo
per quella cosa invadente che si chiama io.
Signore, dammi il senso dell’umorismo,
il dono di saper ridere di uno scherzo
affinché sappia trarre un po’ di gioia
dalla vita e possa farne parte anche gli altri.
(San Tommaso Moro)