martedì 8 maggio 2018

ASCENSIONE 2018



Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


 La missione della Chiesa è presieduta da Gesù Cristo risorto, salito al cielo e intronizzato Signore alla destra del Padre. L’ascensione e l’invio degli apostoli sono inseparabili. Tra gli undici (Giuda il traditore ha seguito un altro cammino), inviati da Gesù e beneficiari della sua promessa fedele e potente, si trovano anche i successori degli apostoli e la Chiesa intera. Gesù ci invia, ci accompagna e ci dà la forza. Noi non siamo dei volontari spontanei, ma degli inviati. Appoggiandoci su Gesù Cristo vincitore della morte, possiamo obbedire quotidianamente al suo ordine di missione nella serenità e nella speranza.
Gli apostoli sono i messaggeri di una Parola che tocca l’uomo nel centro della sua vita. Il Vangelo, affidato alla Chiesa, ci dà una risposta definitiva: se crediamo, siamo salvati, se rifiutiamo di credere o alziamo le spalle, siamo perduti. Attraverso la fede, che è il sì dato dall’uomo a Dio, noi riceviamo la vita.
Il Signore conferma la predicazione degli apostoli con molti segni; e segni accompagnano anche i credenti. Attraverso questi segni, diversi e coestesi alla missione della Chiesa, Dio vuole garantire la sua azione in coloro che egli ha inviato e invita tutti gli uomini ad abbandonare ciò che è visibile e quindi attraente per il mistero della salvezza.


Altrove ma presente

Come spiegare che Gesù appartiene a Dio, viene da Dio e lì ritorna al termine del suo percorso terreno? Le letture di oggi usano termini vari, tipici del pensiero ebraico. Si riteneva che oltre il firmamento, sopra i cieli, ci fosse il monte di Dio: di qui il “guardare in alto” o “l’essere elevato”. La nube era il segno della presenza di un Dio che nessuno (a eccezione di Mosè) poté vedere in volto da vivo. Essere seduti alla destra di Dio (dal salmo 110) significava essere in una posizione invincibile («i nemici come sgabello per i piedi») e certificava che Gesù è veramente “il” Messia. 
Nel racconto dell’evangelista Marco che leggiamo quest’anno, la scena è dominata dall’incarico che Gesù dà ai suoi Apostoli: andare in tutto il mondo e predicare la “Buona Notizia” del Regno di Dio. Come a dire: «Io ho fatto il mio tempo, ora tocca a voi!». Come sempre, a una missione corrispondono i doni che consentono di compierla. In questo caso, oltre alle capacità personali, gli Apostoli accompagneranno le proprie parole con i segni del Cristo: guariranno malati senza temere fatiche e contagi, scacceranno demoni, comunicheranno in lingue mai imparate. Nemmeno il male peggiore (serpenti e veleni) potrà distruggerli. Misteriosamente, la sua partenza non è la sua assenza: egli è, come Dio è, l’Esistente, il Vivente. E continua ad agire insieme ai cristiani, diventati mani e piedi suoi.  


T'HO TROVATO

 T'ho trovato in tanti luoghi, Signore!
T'ho sentito palpitare nel silenzio altissimo d'una chiesetta alpina,
nella penombra del tabernacolo di una cattedrale vuota,
nel respiro unanime d'una folla che ti ama
e riempie le arcate della tua chiesa di canti e d'amore.
T'ho trovato nella gioia,
ti ho parlato al di là del firmamento stellato,
mentre a sera, in silenzio, tornavo dal lavoro a casa.
Ti cerco e spesso ti trovo.
Ma dove sempre ti trovo è nel dolore.
Un dolore, un qualsiasi dolore, è come il suono della campanella
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Quando l'ombra della croce appare,
l'anima si raccoglie nel tabernacolo del suo intimo
e scordando il tintinnio della campana ti «vede» e ti parla.
Sei Tu che mi vieni a visitare.
Sono io che ti rispondo:
«Eccomi Signore, Te voglio, Te ho voluto».
E in quest'incontro l'anima non sente il dolore,
ma è come inebriata del tuo amore:
soffusa di Te, impregnata di Te:
io in Te, Tu in me, affinché siamo uno.
E poi riapro gli occhi alla vita, alla vita meno vera,
divinamente agguerrita, per condurre la tua guerra.


                                                                                                       (Chiara Lubich)


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VANGELO VIVO

 Attilio Giordani faceva l'impiegato alla Pirelli, ma era innamorato dell'Oratorio e dedicava i momenti liberi a «smerciare vagonate di allegria, gratis» ai ragazzi. Dopo la guerra inventò la “Crociata della Bontà”: tutto il quartiere era mobilitato nell’aiuto fraterno ai poveri, agli ammalati, ai vecchi. Affascinato dalle missioni salesiane, si mise in aspettativa e partì con moglie e figli per il Brasile. Un giorno in una riunione parlò con entusiasmo del dovere di dare la vita per gli altri. Ad un tratto si sentì venir meno. Sussurrò al figlio: «Continua tu». Sarebbe stato il suo testamento. Il suo cuore offerto generosamente batteva per l'ultima volta e lo riportava da Dio.